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8 dicembre 2015

Trent'anni e non sentirli.

Trent'anni e non sentirli.

Ma sentirne piuttosto 15, e magari pure il bisogno di farsi dare la paghetta da mamma e papà.

Perché è bello ricordare le lotte di quanto si era giovani e "noi abbiamo lottato per i nostri diritti",
ma la verità è che tanto era sottinteso.

Tipo che a 30 anni era tempo di chiudere le lotte e metter su famiglia.

Tipo che comunque un posto di lavoro ce l'avevi
"Eh, ma noi ci accontentavamo..". Probabilmente anche noi ci accontenteremmo di uno stipendio dignitoso e di un contratto serio. Ma a voi proponevano 5 euro all'ora o co.co.co. e co.co.pro. e altre amenità?
No no, non vi scaldate, fermi! Io non sto parlando di andare a raccogliere i pomodori d'estate o l'uva a settembre, o di fare l'apprendista a 15 anni. Parlo sempre di 30 ANNI. E magari con un minimo di esperienza.
Voi a 30 vi accontentavate? Va be', se la risposta è ancora sì, allora eravate probabilmente gli unici martiri della scena italiana..

Tipo che eravate il motore d'Italia, non un numero senza alcun peso politico ed economico (o viceversa).

I sindacati combattevano anche allora per l'articolo 18?

Da quando ho memoria combattono per l'articolo 18, un articolo che la maggior parte di noi non sa neppure cosa sia, visto che non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato.
E nel frattempo i contrattini per aggirare il tempo determinato si sono moltiplicati in modo biblico. Tutti per questi giovani che studiano studiano e poi non sanno fare niente.

Perché per noi giovani (20,30,40 anni) o si è dei geni o non meritiamo neppure di chiedere un lavoro e una vita dignitosa.

Anche per voi era così? Oppure anche il più tontolone di allora, quel bravo ragazzo ma non proprio una cima, ha potuto farsi una vita rispettabile? Una casa? Una famiglia?

E ora arriva la manfrina sui "sacrifici".
Sapete anche qui qual è la grande differenza?
Che noi i sacrifici li facciamo quotidianamente solo per il gusto di sopravvivere, voi li facevate per raggiungere un obiettivo. Per noi questo obiettivo sembra sempre più lontano.
Perché, ripeto, abbiamo 30 anni.
Non 18. Non 24.
TRENTA.

http://www.huffingtonpost.it/2015/12/02/zerocalcare-rentenni_n_8695728.html




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14 novembre 2015

Voi che fareste?

Se venissero a fare del male ai vostri figli, ai vostri mariti e ai vostri padri, alle vostre mogli e alle vostre madri, voi che fareste?

Se non si potesse più vivere una vita normale, se chiudessero i ristoranti, i teatri, gli stadi, se riunirsi diventasse pericoloso, voi che fareste?

Se tornando un giorno scopriste che la vostra casa, magari la vostra azienda, non esiste più, voi che fareste?
E se vedeste i vostri bambini piangere di fame, morire di stenti, o perdere braccia e gambe in un crollo, se vostra moglie partorisse in mezzo alle macerie, voi che fareste?

E magari vi arrivano le immagini di cibo, di gioia, di automobili, viaggi, feste, opulenza, e magari tutto questo si trova dall'altre parte del mare.
Voi che fareste: lo attraversereste quel mare?

Anche se presi a sputi, se trattati come delinquenti, come bestie, come esseri inferiori, abusivi, cattivi, ignoranti.
Sì, io lo attraverserei comunque quel mare. E accumulerei odio. Verso chi distrugge casa mia e poi mi prende a calci in casa sua.

Armiamoci e partite!, gridano gli Eroissimi (quelli che tanto poi fanno partire gli altri).
Giulio Cesare ha conquistato il mondo e si è proclamato imperatore, ma lui guidava le truppe. Anche Napoleone non se ne stava gornato in casa aspettando notizie da Waterloo.
 
Siamo su un'immensa scacchiera mondiale, tutti pedoni sacrificabili, mentre Re e Regina se ne stanno arroccati. Poi ci sono scaltri (e meno scaltri) cavalli che credono di comandare, ma nemmeno si accorgono di essere imprigionati in una L.

Attualmente gli estremisti sono in numero limitato, ma un attacco indiscriminato, spietato e violento potrebbe raccogliere nuovi accoliti: scatenare la rappresaglia occidentale per raccogliere più consensi.

La povertà, l'ignoranza, la paura sono un ottimo humus in cui coltivare gli estremismi. Occidentali e orientali.

Vogliono dividerci in due fazioni.
Ma è la loro, la terza che non si sporca le mani, l'unica che non si farà male.


11 novembre 2015

Mentre il resto del mondo si muove, in Italia...

E mentre il Premio Nobel Aung San Suu Kyi diventa presidente della ex-Birmania,
mentre l'Isis rivendica un attentato alla Russia,
mentre i russi abbandonano l'Egitto, e l'America trova le prove di una bomba,
Cameron gioca con l'Europa e svendiamo la salute al Ttip


In Italia

  • nasce la nuova sinistra (Fassina & co) sulle note di Bella Ciao
  • si coalizza la nuova destra (Matteo+Silvio+Giorgia) inneggiando al Duce
  • Renzi se la ride e tutte le testate riportano la notizia che Renzi se la ride
  • ci agitiamo perché Valentino Rossi non vince il suo decimo (decimo, sai che tragedia per gli amanti del matematical correct) Mondiale


Molto bene.


30 ottobre 2015

Opel e il non più "è una tedesca".

Come il contesto cambia il sistema valoriale.


Opel non è più "è una tedesca", ma è Opel e basta.

Lo scandalo è talmente universale che non serve nemmeno scrivere il nome per intero: VW è la JLo dell'auto, bastano due lettere per richiamare un marchio riconosciuto e altrimenti impronunciabile per la maggior parte della gente (ma Volkswagen è sempre stata "una tedesca", e con i tedeschi non si scherza, nemmeno sui nomi).

Dati contraffatti, analisi falsate e un marchio che si è macchiato del peggior errore etico: ha fregato (o pare abbia fregato) sul tema dell'ecologia e della salute.

I giornali non hanno risparmiato il collegamento "qualità tedesca" e "scandalo", che pare quasi un ossimoro, e proprio per questo l'effetto è ancora più pesante, tanto che per la prima volta in quindici anni la VW ha chiusto in rosso.

Per effetto metonimico (la parte per il tutto) il brand diventa sinonimo di tutto il made in Germany: la Germania (efficiente, salda, ingegneristica, di sani principi) si scopre imbrogliona, mischiacarte, briccona, un po' italiana, insomma. Gli operai che si erano tassati per aiutare l'azienda a sopravvivere, scoprono che i loro capi hanno cercato di scavalcare le leggi internazionali.

Si è sporcata l'immagine di un sistema che per anni è stato considerato perfettissimo e corretto. Il giudizio, da un'azienda, si allarga automaticamente a tutto il popolo e alla politica tedesca: la Germania che non chiede mai "permesso" ma va dritta al punto, la Germania sicura delle proprie convinzioni, questa Germania cade proprio sull'etica di un suo prodotto. Embe', qualche dubbio sull'eticità tedesca in effetti l'abbiamo sempre avuto, come sulle sue pretese di austerity e rispetto delle regole. E' come trovare la maestra che ruba i soldi delle merendine. Non va bene.

Il riflesso tocca tutte le aziende tedesce, più pesantemente quelle dell'auto: lo spot Opel, quello con Claudia Schiffer, che era fondato sulla germanicità del brand (vedi anche la germanicità della testimonial), cambia in urgenza la chiusura "è una tedesca". Il Made in Germany non è più un plus per il marchio.
 
Sono curiosa di vedere le strategie di crisis communication che VW metterà in opera per risollevare il proprio brand e (ma sì, esageriamo, dopotutto "sono tedeschi") per risollevare la Germania tutta.


29 ottobre 2015

Il TTIP e le nostre armi

Presupposto:
Conta solo il mercato.

E il TTIP nasce per rafforzare il mercato tra USA e Europa.

Svolgimento:
Il TTIP potrebbe portare sulle nostre tavole aberrazioni sottoforma di cibo: i polli americani sopravvivono in 23 per metro quadro, possono essere lavati con il cloro e costano meno dei cugini europei. Eppure nessuno Stato potrebbe proibire l'importazione di questi polli o dei maiali USA allevati con ormoni, pena una causa internazionale.

Premessa:
Ho parecchi dubbi sul perché "la vita media si è allungata". Con la dieta attuale, lo stile di vita e tutti i cancheri di cui ci attorniamo, non so in quanti ci ritroveremo tra 40 anni a festeggiare i nostri 70 anni di salute.
Muoiono meno bambini grazie alle cure mediche e soprattutto alla diagnosi prenatale, che elimina dalla statistica quei bimbi prima che possano essere conteggiati come bimbi.
E i 90enni di oggi sono una classe di forti, sono i sopravvissuti a una guerra (talvolta DUE), sono stati vaccinati dalla vita e senza bisogno di imbottirsi di altri medicinali, e non si sono strafogati di cibi pronti, proteine, grassi, glutine e zuccheri, oltre ai relativi addensanti-aromi-stabilizzanti-conservanti. Noi non potremo dire altrettanto,

Soluzione:
Se tutto è regolato dal mercato, allora combattiamo con le armi del mercato: non compriamo polli da allevamenti intensivi e scegliamo con cura i cibi in base alla provenienza e a quanto sono sani.
Possiamo difenderci. Forse.


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10 agosto 2015

Un tempo c'erano le guerre.


Un tempo c'erano le guerre.
Re e regine, principi e marchesi vari decidevano che volevano spostare i confini del proprio reame, e via che mandavano giovani e uomini a combattere. O meglio: A MORIRE E A UCCIDERE. Niente di meno. Se andava bene si tornava a casa acciaccati o mutilati, dopo aver ucciso altri uomini mandati da altri re e regine a combattere. Re e regine che conoscevano solo la loro piccola corte, che non conoscevano la vita reale, che non conoscevano le persone. Ma che su quelle persone avevano diritto di vita, di morte, di tasse e di leggi.
E tutto questo sangue, sporco, sofferenza, stupri, tutto questo per cosa? Per aumentare potere e ricchezza di re e regine. Per i poveracci mandati a morire? Tanta soddisfazione, tanta gratuita soddisfazione.

Poi ci sono state le rivoluzioni e le guerre, grandi e mondiali, e le persone si sono stancate di andare a morire e a uccidere aggratis, e hanno rivolto le armi contro i governanti.
Sono caduti troni e governi. Zero a zero, palla al centro. E sono nate le "democrazie".

Oggi nessun governante si sogna più di mandare giovani e uomini a combattere al fronte. E chi ci andrebbe? Neppure le poche monarchie rimaste si sognerebbero di fare una richiesta simile.

Oggi ci fanno combattere nel giardino di casa, curvati sui tavoli mentre cerchiamo di far quadrare i conti, negli uffici mentre accettiamo quei contratti infiniti ma a tempo determinato, mentre ci inchiniamo per ricevere 6 euro netti all'ora perché "ormai non si può pretendere di più".

E di nuovo siamo sottoposti ai soliti GOVERNANTI, che conoscono solo la loro piccola corte, che non conoscono la vita reale, che non conoscono le persone.
Ma che su quelle persone hanno diritto di vita, di morte, di tasse e di leggi.
La storia è ciclica. Non possiamo rimanere in guerra per sempre. 


2 gennaio 2015

Vorrei, non vorrei, ma se vuoi

"Leggo di 83 vigili su 100 a Roma che non lavorano "per malattia" il 31dic. Ecco perché nel 2015 cambiamo regole pubblico impiego".

Mi dichiaro assolutamente d'accordo con il ragionamento del nostro Presidente del Consiglio ad libitum: per questo motivo, vista la presenza di corrotti e indagati tra i politici, credo che sarebbe opportuno incarcerare tutti i politici attualmente seduti in Parlamento, Senato, Consigli regionali e, perché no, comunali.

Dopo le recenti polemiche su applicazione del Jobs act anche alla pubblica amministrazione, con alcuni Piddì che esprimevano disappunto, questo fattaccio cade - stranamente, casualmente, fortuitamente - a fagiuolo.
Insomma, è la solita storia del "Vorrei, non vorrei, ma se vuoi...": noi siamo bravi e alcuni di noi sono pure profondamente di sinistra, ma se il Capo Mastro ad libitum decide così (e ha già deciso così), l'importante è cedere, ma con onore.

E allora mi piacerebbe capire:
Volete competenza e capacità nella pubblica amministrazione? Perché allora mettete a capo amici e affini del mondo politico, anche se spesso incapaci?
Volete una pa 2.0? E allora perché da 10 annni continua il blocco del turn over?
E perché non portate a livelli normali gli stipendi dei dipendenti di Senato e Camera?


PS: tutto ciò non toglie che una bella spolverata alle pa andrebbe data, eccome.


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5 dicembre 2014

Programma giovani: attivato.

Prima hanno affossato l'istruzione, combattendo quei taluni professori coraggiosi con la potente spazzatura televisiva per grandi e piccini; poi hanno creato cococo, progetti, tirocini e cooperative.

La trasformazione dei giovani in forza lavoro a buon mercato è quasi completa.

Giovani più preparati e più emarginati dal mondo del lavoro, come da Rapporto Censis.


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1 maggio 2013

Imu: la miserrima abitudine di essere monotematici

Va bene togliere la tassa sulla prima casa.
Ma non sulla prima villa, nemmeno sulla prima casetta con piscina.
E non se questo significa poi togliere gli aiuti economici sulle rette del primo asilo, o della prima visita medica.
Parliamo, piangiamo, facciamo baccano per questa temibile Imu, e intanto non ci accorgiamo che le politiche sociali sono immobili, anzi passettino dopo passettino stanno abbandonando a se stesse le persone.

Asili, scuole e libri scolastici, servizi per i disabili, assistenza agli anziani, volontariato.

Tutto questo dov'è nell'agenda?
Ah sì, vero, nel capitolo: togliere soldi alle istituzioni cattoliche paritarie.
Si ragiona più per ideologia e pregiudizio che con la vita delle persone.
Ma a questo ci stiamo tristemente abituando.

Dopotutto fa parte della nostra miserrima abitudine di lasciarci abbindolare da un tema tralasciando tutto il resto.


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7 aprile 2013

Quella barchetta che potrebbe pigliar pesci

La matematica non è un'opinione.

Per governare ci vogliono voti.
Per ottenere voti devi ottenere la fiducia da un determinato numero di persone.
Per ottenere la fiducia devi presentare un programma convincente per suddette persone.
Il programma non basta, deve esserci anche un leader che ottenga la fiducia di suddette persone.

E poi ci sono i fatti, che a differenza di quanto si dica ultimamente ("cara zia Geltrude - dice la presentatrice - dimmi la tua verità, poi sentiamo quella del babbo Oriano) è una e cruda, non esistono verità di Tizio e verità di Caio, e pure Sempronio deve piantarla di elaborare di fantasia.

Comunque:
Il Pd ha vintocchiato, non ha i numeri per ottenere la fiducia.
In questi 40 giorni, il Pd non ha guadagnato tra la gente i voti che gli mancavano per governare. Come già affermato in tempi non sospetti (vedi
), al Pd mancano alcune conoscenze basilari di comunicazione: non dico di importunare Lakoff e il suo elefante, basterebbe un corso di teatro o conversazione, tanto per imparare i tempi tecnici di intervento.
Per esempio:
- appena spogliate le schede elettorali, non correre a suonare al citofono degli stellini, aspetta qualche ora, giusto per vedere cosa si muove in superficie, o sotto la superficie.
- se sei in streaming, preparati dei punti a effetto, irrinunciabili, del tipo "noi vogliamo fare questo, questo e pure questo" (ooooh, grida di esultanza da tutta l'Italia online) "volete partecipare oppure sono punti che non volete si realizzino?" (mmmh, sguardo accusatore di tutta l'Italia online).

Conclusioni:
Ora che non si sa più che pesci pigliare, c'è un barchino, lontano lontano, che guada l'Arno e si avvicina lucente.
1. Ok, parla troppo bene (sarà mica berlusconino?)
2. Ok, sceglie spazi Mediaset per farsi conoscere anche da quella fetta di elettorato under 40 (sarà mica grillino?)
3. Ok, parla senza prima concordare con i vertici (sarà mica anarchichino?)
4. Ok, potrebbe piacere anche agli elettori di destra (sarà mica democristianino?)

Ma
1. Sarebbe ora che la comunicazione non venisse demonizzata come sortilegio berlusconiano. Se si vogliono ottenere voti dalla gente è necessario parlare con la gente, ormai i "voterò per sempre a destra" e i "voterò per sempre a sinistra" si sono estinti
2. Presupposto: B ha stravinto proprio nella trasmissione meno mediaset esistente, sotto l'assalto - si fa per dire - del buon Santoro e del caro Travaglio. Cosa c'è di così terribile nel far scoprire anche ai ragazzi la propria politica? Nel rendersi simpatico a quell'elettorato che manca al Pd? Con i voti dei signori/e che friggono il gnocco* si va poco lontano, ormai...   E soprattutto cosa c'è di male nello sdoganare la politica dai soliti classici e soporiferi talkshow?
3. Ha usato tempi tecnici perfetti. Mentre tutti accorrevano per cercare notizie, lui taceva, poi, mentre la delusione si è concretizzata nel nulla di fatto, ecco che si fa portavoce del grido di dolore dell'Italia. Se il Pd volesse, potrebbe salvarsi dalla trasmutazione in macerie.
4. Ottiene voti di destra... E allora? E ALLORAAAA?? Se quelli di destra concordano con un programma di sinistra, portato da un uomo che si schiera nel centro sinistra, CHE MALE C'ÈÈÈ??? B non ha mai buttato via nemmeno il più umile voto del più umile operaio, noi invece - per l'amor del cielo - puri e duri. Se non sei nato cantando Bandiera Rossa non ti vogliamo**.

E ora si vocifera di un accordo con il Pdl (da Repubblica.it)
sarà mica che pur di non vincere alle prossime elezioni le stiano proprio tentando tutte?


* Tipica figura presente nelle feste emiliane di partiti di sinistra, o anche talvolta di destra, ma questi ultimi sono pochi e solitamente fanno cose più culturali e meno di partito, se no non ci va nessuno (e non credo nemmeno abbiano l'armamentario per il gnocco fritto, forse è ancora monopolio del PCI)

** "Scusi, ma quella questione tutto di tutti, sa quel comunismo che diceva che, sì, insomma, anche tutte le vostre case, i compensi, le cose, cioè.. sì, intendo, sarebbero di tutti.. no?"


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27 febbraio 2013

Ingovernabile?

Si parla di Italia ingovernabile perché ci sono tre forze politiche tra loro abbastanza lontane. Il timore è che non troveranno accordo su niente. Perché? Così, a priori, perché se lui dice bianco, io dico nero. Perché la logica è che ci sia una maggioranza forte che va avanti con la fiducia, senza confronto e senza cambiare opinioni. Non è mica successo così negli ultimi governi?
E pensare che già i bambini di 6 anni sanno arrivare a compromessi per giocare insieme. L'Italia vi ha voluto tutti, ora giocate insieme e non fate i capricci.


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13 gennaio 2013

Sinistra, impara a parlare

La sinistra snobba la comunicazione.
Come se farsi capire dagli elettori, convincere e spiegare fossero cose di destra, popolane, inutili.

E pensare che i filosofi ci hanno speso litri e litri di inchiostro e da 24 secoli li studiamo pure.
Si chiama retorica ed è l'arte della persuasione.
Ma si sa, Aristotele era chiaramente di destra.

Noi di sinistra vogliamo stare con il popolo, ma non farci capire da loro.

Se imparassimo a usare la comunicazione, sarebbe come li imbrogliassimo?
Se imparassimo a trattenere la loro attenzione in questa società di ipercomunicazione, le nostre idee sarebbero meno giuste?
Il punto è che non si tratta di dire falsità travestendole da verità.
Basterebbe imparare a parlare facendosi capire. 


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7 agosto 2012

una normale mattina di viaggio

Ragazze, bambini, signore che si sventagliano, mucchi di valigie trascinate per la carrozza e incastrate pesantemente sui sedili.
Il treno si riempie di solito da Reggio. Prima c'è poco, giusto chi come me deve ancora prendere le ferie. L'aria al mattino presto - 6.30 - 6.50 - non è ancora caldissima e si respira.
Poi da Reggio ogni fermata accoglie nuove facce e nuovi completini colorati. Passeggini, trolley, borse e borsine. Sono tutti diversi, ma tutti uguali nello stesso modo di fare carico di adrenalina: stanno andando in vacanza.
Tappa obbligata - da cui poi si diramano le mille strade per l'Adriatico o il Meridione - la stazione di Bologna.

Oggi avevo davanti a me una famiglia. Peruviani? Sì, comunque avrei detto sud-America dai lineamenti rotondi e gli occhi stretti. La bimba non avrà avuto neppure due anni, con due gambottone tutte pieghe.

Poi c'erano delle ragazze, 14 anni, pantaloncino e magliettina su gambe lunghissime e abbronzate, euforicamente dirette in Riviera.

Poi la triste combriccola dei pendolari, che in questi giorni così triste invece non è, quasi respirasse l'allegria degli altri.

Stop a Bologna, si scende e ci si disperde per la stazione in mezzo a centinaia di altre gambe e braccia.
Sono le 8.30, ma la stazione è già piena. E si riempirà ancora di più, ora dopo ora.

Tra meno di due ore qualcuno potrebbe decidere di giocare con le nostre vite, con le vite di questi bambini e di queste ragazze e di queste signore che vanno al mare. Potrebbe decidere di far scoppiare un bomba, una bomba nella sala d'aspetto strapiena di gente.
Congelando i sorrisi. Fermando il cuore di chi è a casa. Lasciando i perché rincorrersi e le lacrime perdersi.
Quanto male nella pazzia del potere.

2 agosto



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25 giugno 2012

Non sono patriottica

Non sono patriottica.
E' evidente, ieri sera non vedevo l'ora finisse 'sta menata delle partite europee.
Non mi sento rappresentata da chi guadagna in un anno quanto io non vedrò in una vita intera. E che in più per arrotondare magari si vende anche qualche partita. Alla faccia delle standing ovation dei tifosi impacchettati nei colori della squadra.

Evviva il calcio, quel sano gioco che inizia nei cortili delle case e finisce negli stadi tra centinaia di poliziotti che controllano migliaia di tifosi imbestialiti.
Che belle le trasferte, quando i treni o le corriere degli ultras devono essere scortate e qualche volta aggiustate.

Che belli gli europei.
Che ci fanno scordare tutto il marcio che c'è oggi in Itali
a, ci fanno unire sotto l'unica bandiera e ci fanno sperare di farglielo ciucciare un goal alla Germania. Come se spread, rigore e debito pubblico scomparissero magicamente con un bel goal. E di nuovo ci imbamboliamo con 90 minuti di calcio (quando non sono 120 come ieri sera, visto che l'Italia ha giocato talmente talmente bene da finire la partita ai rigori) e tutti felici e uniti come negli ultimi 20 anni.

Marco Travaglio avverte "Tifo più spesso contro l’Italia, soprattutto a questi europei, in cui se dovessimo vincere ci dimenticheremmo subito dello scandalo scommesse, come nel 2006 ai mondiali. "

Ma i giocatori i premi partita li devolvono allo stato italiano?
Questo sì che sarebbe patriottico...

(taccio tutto lo schifo nascosto dietro gli Europei
http://www.firmiamo.it/contro-lo-sterminio-di-randagi-in-ucraina)





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14 maggio 2012

Due cuori e una gallina

Nemmeno la famiglia Mulino Bianco ha retto alla solitudo moderna.
Nemmeno il biscotto è sopravvissuto all'individualismo.
L'ultimo spot del brand Barilla - Mulino Bianco, appunto - ha abbandonato mamma papà e pargoli bi-genere a favore di un affascinante mugnaio spagnolo.
L'ambientazione è d'effetto, tra la luce e i colori caldi e questo fornaio ossessionato giorno e notte dalla bontà dei suoi prodotti genuini e sani.
Per la prima volta entriamo nel magico mulino che per decenni ci ha viziato a suon di Pan di stelle e scopriamo che è meraviglioso.

Solo un appunto agrodolce:
il bel fornaio è solo, bambini e ragazze sono occasionali visitatori del suo feudo, il capo lavora giorno e notte e confida progetti e nuove idee a una gallina.
Il rapporto tra Rosita - così si chiama la pennuta ovipara - e il mugnaio è insolito, fatto di scambievole adattamento, tanto che una volta lei staziona sulla poltrona domestica, l'altra lui la raggiunge sul tetto.


Passano gli anni e cambiano i modelli che raffigurano e condizionano la nostra società: oggi la pubblicità contempla raramente la raffigurazione della famiglia e di rapporti che siano più lunghi del qui e ora.
Anche il Mulino ha fatto questa scelta, pur regalando uno spazio rassicurante e fortemente piacevole all'audience, con un Banderas che diventa simbolo di tradizione e di passione per il cibo sano e gustoso, quasi ossessionato dalla bontà delle sue creazioni.

Ipotesi di una sparizione

Perché il Mulino ha preferito il singolo alla famiglia?
1. Perché gli italiani non si riconoscono più nel nucleo mamma-papà-pargoli
2. Perché l'ambiente familiare non è più vissuto come rassicurante

Gli italiani non si rispecchiano davvero più nella famiglia tradizionale? Il focolare domestico non è simbolo di calore ma di stress, problemi, difficoltà? Entrambe le ipotesi sono inquietanti.

Un appunto in più...

Ancora una volta la competenza è di possesso esclusivo di una figura maschile (la mugnaia avrebbe fatto troppo nonna coi biscotti?), ma stavolta non è sinonimo di saper fare italiano, ma straniero. Ecco un altro punto su cui sarebbe interessante riflettere.




 


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9 aprile 2012

Perché stupisce la solita minestra

Hanno usato i soldi del partito a fini privati.
Coinvolti il presidente-fondatore e il focolare domestico. Non solo a suon di candidature, ma si scopre che c'è sotto qualcosa di più.
Ormai noi italiani abbiamo un callo difficile da scalfire.
Eppure lo stupore c'è stato. Perché?


Stupisce perche è successo con colui che sbraitava "Roma ladrona"
, nonostante in realtà probabilmente siamo stati noi a fraintendere lo scopo del grido: che volesse forse modificare il sostantivo, non l'aggettivo?
Non stupisce il ritorno di Lady Bossi, la strega dei cliché (di cui avevo già parlato con preveggenza, tanto per rimanere in ambito mistico). A lei stavolta è stata affiancata la seconda fattucchiera del male, Rosy Mauro la "nera". 
Stupisce l'immagine che alcuni giornali hanno cercato di dare di un Trota astuto e malvagio che frega il povero inconsapevole padre. No, questo sconfina nell'incredibile, lo stupore non sarebbe sufficiente.

E soprattutto non stupisce che per salvare il salvabile la Lega si appoggi ancora una volta al linguaggio baresco (non barese, ma da bar) fatto di stereotipi e banalità che toccano il cuore del popolo checelhaduromaprobabilmentemenoriccodelcapo.

Il giorno dopo le dimissioni sono esplose notizie sulla passione per cartomanzia e magia nera della moglie.
E poi i proclami del "Tutti uniti", a cui si aggiunge un "La pulizia già in atto".

Stupisce invece
la ricerca di "Voices From the Blogs", pubblicata da Il Fatto quotidiano, che rileva che la maggior parte degli italiani elegge come colpevole non Bossi - il capo alla guida del partito e fino a ottobre pure del Paese - e nemmeno il tesoriere che si è piegato alla cupidigia, o il figlio Renzo che si è comprato l'auto. No, nessuno di questi. Puntano il dito contro il cerchio magico. Ma non solo.
Mentre il figliol prodigo si è dimesso (accompagnate da un "ho fiducia nella magistratura"), i leghisti più duri nei blog e nelle pagine di facebook danno la colpa a loro: i meridionali, anzi LE meridionali (pure donne, che non celhannonemmenoduro).
Eccole di nuovo, la "Rosy e Manu, le due terrone che hanno fregato Umberto", come gentilmente le definisce Libero.

La tecnica de Il Foglio è la più infida e papabile per gli amanti dei cliché rassicuranti.
Iniziamo con il titolo, che sottolinea una mascolinità bossiana di re del castello (Ritratto del Capo nella sua isola delle femmine, su in Padania), dove le donne sono semplificate nella pura definizione di genere, senza altro ruolo, solo "femmine". Naturalmente l'isola è su, si sa mai che la ventennale frequentazione leghista di Roma creasse dubbi.

Le tecniche sono da manuale (e forse già viste):
- sottolineare le fragilità dell'uomo che sbaglia lo rende più simpatico, più vicino a noi. Ancor più se è vittima della donna e della casa ("in fondo è sempre stato prigioniero delle sue donne")
- sminuire la donna - in questo caso Rosy Mauro - innanzitutto per lo stile con cui si veste ("ai piedi ha mocassini modesti e il gusto è restato quello dell’operaia che si è fatta strada nella vita, ma non ha avuto tempo per le raffinatezze"), perché ok le canottiere dell'Umberto, ma le leghiste sono innanzitutto donne (o femmine, termine più sessuato) e devono mantenere un'immagine adeguata
- infine la protezione anche per eventuali scandali futuri: non bastano due Eva a tentarlo, ma Umberto Bossi è "ostaggio anche delle donne del movimento, sempre più numerose".
Stupisce che sia una donna a scrivere tali stereotiperie*?   (*licenza poetica)
No, neppure tanto.

Infine stupisce
che dopo tanti anni (migliaia e migliaia) la storia di Adamo ed Eva faccia ancora tanta presa, con quel po' di magia e misticismo che non guasta. Per fortuna non si fanno più roghi.

La Lega continuerà a fare punti a suon di stereotipi?
Misureremo domani l'orgoglio - ferito? - leghista.




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permalink | inviato da faebi il 9/4/2012 alle 20:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


13 febbraio 2012

Regine della casa

Meno pagate e fanno pure il doppio lavoro.
Ecco le lavoratrici italiane: con stipendi medi di 1.131 euro al mese (dati del Rapporto sulla coesione sociale ISTAT) - 20% in meno della media maschile (1.407 euro al mese) - e in più costrette al doppio lavoro perché oltre il 70% dei lavori domestici gravano ancora sulle loro spalle.

Le cause
1. diverso accesso a opportunità di carriera e formazione
2. le competenze femminili sono sottovalutate perché considerate innate e non competenze acquisite (fare le pulizie, cucire), al contrario degli uomini che anche per lavori considerati prettamente maschili guadagnano in media di più
3. poche donne ai posti di comando, sia in politica sia in economia, nonostante in Europa l'81% delle donne raggiunga un diploma di scuola superiore, contro il 75% degli uomini.

Conseguenze
Anchele pensioni (avendo guadagnato in media il 20% in meno degli uomini a parità di anni di lavoro) saranno più basse, e quindi le nonnine saranno pure soggette a un maggior rischio di povertà. Tutto questo mentre si sollazzano ad aiutare le figlie nel tenere i nipotini, naturalmente.

Consoliamoci quindi: non siamo retribuite come l'uomo, non ricaviamo le stesse soddisfazioni nel lavoro, ma il titolo di reginette del focolare domestico non ce lo leva nessuno - ma proprio no - e a nessuna età.

Vedi Colmare il divario retributivo di genere nell’Unione europea della Commissione europea Giustizia


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permalink | inviato da faebi il 13/2/2012 alle 19:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (30) | Versione per la stampa


31 gennaio 2012

l'oggetto dell'ariston

Signori e signori, ecco la donna dell'ariston.
E sa pure parlare, anzi ripetere quello che le viene suggerito, ma con un po' di pazienza e rigidità nell'insegnamento, anche lei riesce a ripetere le paroline nel modo giusto.
Nessuno cura più l’immagine della cara Mamma Rai? Troppo vecchia e poco scollata per curarsene?

L'accento straniero e il balbettio ricordano i più beati stereotipi delle tedesche vacanziere dei film di De Sica, poi c'è il Papaleo che sussurra nel ruolo del marpione che adesca le giovinette, su tutti un Morandi che presenta il prodotto scartando pure la confezione perché non se ne perda una curva.

E' partita una protesta di Mailbombing
: mentre noi cerchiamo di migliorare culturalmente e sopravvivere economicamente (non solo il lavoro, anche la dignità deve sopravvivere con noi), ecco l'ennesimo esempio di come bastino 30 secondi per ristabilire la supremazia dello stereotipo sulla crescita culturale.

Ecco la mia mail:

Gentilissimi,
la responsabilità culturale, civile e sociale dovrebbe contraddistinguere il vostro lavoro.
Il servizio del Tg1 del 25 gennaio sul Festival di Sanremo sottolinea l’incapacità di assumersi questo compito, costringendoci ancora una volta a sorbirci lo stereotipo del vecchio incapace di contenere i propri istinti e della giovane donna succube delle sue moine.
Siamo in Italia, un paese ancora fermo su valori antiquati che distinguono la persona in uomini e donne, dove queste ultime
1. non hanno lavoro
2. quando ce l’hanno, non hanno le stesse responsabilità, retribuzioni, possibilità di carriera dei colleghi uomini
3. sono costrette a sostenere l’intero welfare familiare sulle proprie spalle accanto a uomini onnipotenti fuori casa e impotenti in casa
4. sono considerate incompetenti in tutti i campi, ottime solo se l’aspetto fisico ne consente l’esibizione

Spero capiate quindi che un servizio così, inviato tra l’altro durante l’edizione ammiraglia del Tg ammiraglio, non può che incentivare e confermare la povertà culturale dietro la nostra tv nazionale.
Ma che significati comunica la giovane straniera (“la donna del festival”, neppure il diritto al nome) tra il sussurrante ultracinquantenne Papaleo e l’ultrasessantenne Morandi che la spoglia?
Così, dopo lo scandalo del super compenso per Celentano (li darà pure in beneficenza, ma il senso del super compenso mentre il resto d’Italia piange non muta), ecco un altro capitombolo di gusto.
Nessuno cura più l’immagine della cara Mamma Rai? Troppo vecchia e poco scollata per curarsene?

Confidando in un cambiamento radicale e in una premiazione del merito,
porgo cordiali e speranzosi saluti.

Questi i link di chi ha segnalato la situazione. Diamoci da fare.
Il Corpo delle Donne
Associazione Pulitzer
Linkiesta
Un altro genere di comunicazione
Dis.amb.iguando


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permalink | inviato da faebi il 31/1/2012 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


3 gennaio 2012

Povere D

Per puro spirito masochista di inizio anno, ho deciso di farmi un giro su una delle testate di legittimata autorevolezza dedicata alle donne.
Non è la prima volta che ci cado: solitamente succede quando - tra le notizie di una manovra e le tragedie di una crisi - mi lascio traviare dalle notizione prendi-fiato che sgomberano la mente dai pensieri cattivi. Sì, insomma, quando seguo link di improbabili notizie.

Parlo di D-La Repubblica
Il sito che migliora la vita delle donne. Guide, tendenze, notizie per vivere al meglio il proprio tempo.
O almeno così promette.
E mentre sull'ammiraglia lunedì 2 gennaio ci si specializza sulle primarie americane, sulle riforme tecniche-montiane, sui caccia stramiliardari, Grillo, finanza e pensioni, la parte D (ripetiamolo "il sito che migliora la vita delle donne") propone

- amore con un tocco di modernità e interattività, senza però dimenticare un po' di vecchio e sano romanticismo: Senza sesso rischi la salute, Dalla Cina senza amore: Partner cercansi, Xavier il bello (Tienilo d'occhio)

- moda e moda e moda: Roma su misura La moda Bespoke, Divi&cani, I migliori amici dei vip, Look di Capodanno (Soluzioni facili), L'oggetto del giorno Il cappellaio matto

- E poi parliamo di cucina e casa, per non perdere la mano casalinga ma con un tocco di celebrity sicché le vecchie faccende domestiche appaiano moderne (ma non ancora così moderne da essere pubblicate su Le Repubblica for men): Sapori dal mondo: Ricette dalla Grecia, A tavola con le star (Divi&Food), Trasformare casa, Oggi scelgo: Tris d'iris

- Non potevano mancare le classificone di fine anno, naturalmente adeguate al pubblico di riferimento, e quindi: I più belli del 2011, Moda: il meglio del 2011 (Cos'ha fatto tendenza?), Le 10 over 40 più belle del 2011, 2011: l'anno delle pettinature folli (Un diavolo per capello)

- Poi Libri: la Bruxelles mai vista e un confronto tra donne con Mazzamauro/Mannino. Per giustizia di segnala un interessante articolo - targato al maschile - su Economia=ricchezza. Dopotutto l'ecologia è un tema che ha grande pubblico nel femminile.

E, dulcis in fundo, il Cerca sfilate e il Cerca ricette e l'Archivio Moda. Si sa mai che in una crisi di identità non ricordi la ricetta dello spezzatino di mango servito alla premiere di Valentino del 1998.


Eccolo il sito che migliora la vita delle donne.
Sì, delle donne italiane, attualmente disoccupate, oppure sottopagate, oppure molestate, oppure continuamente spogliate o vittime di mariti-padri-fratelli gelosi. Che devono imparare che non basta sembrare veline per fare strada. O che fanno il doppio lavoro in fabbrica e
a casa, e poi allevano bambini e accudiscono anziani, il tutto con la pensione che si allontana.


E' legittimo creare una testata dedicata ad argomenti leggeri.

E' il dedicarla espressamente alle donne che non mi torna.

Nonostante il periodo che ci coinvolge tutti, nonostante i problemi che tutti ci troviamo ad affrontare quotidianamente, La Repubblica sembra dare per scontato che la donna viaggi ancora sulla corsia preferenziale di lustrini, pon pon, cucina e armadio.
E mentre la si conduce per mano al riparo dai problemi e le si suggerisce come acconciare i capelli, il resto del mondo va avanti con i suoi uomini al comando, sicuro che almeno la metà della popolazione non si sentirà legittimata a intervenire e a riprendersi il proprio futuro.
Povere donne.


11 dicembre 2011

Fatti di possesso quotidiano

Lei accusa di stupro due rom.
Un'intera falange juventina decide di vendicarsi.
Lei ammette di aver mentito per nascondere la sua vita sessuale.
Alle spalle una famiglia che considera la verginità della figlia un bene comune.

Bambina, poi ragazza, infine donna.
L'uomo non può rendersi conto di cosa significhi essere continuamente sottoposti al giudizio altrui, alle responsabilizzazioni che il proprio sesso comporta, talvolta (come in questo caso) al comando degli altri. Una ragazzina è preda di una famiglia depravata che non vuole accettare - ma anzi controlla con ingordigia - la sua vita sessuale.

A 16 anni è difficile. Si scoprono nuove sensazioni e un angolo nuovo di mondo. Questo anche un uomo lo può capire, perché anche il maschio a un certo punto comincia a sentire diversamente il mondo circostante.

La differenza:
lui guarda con curiosità e aspettative e desiderio (magari anche un po' di paura) la sua nuova sessualità
lei è imprigionata tra le supersessuate veline (che comandano il mondo con l'avvenenza) e il senso di colpa, di sporco e di impudico che accompagna per la donna l'atto sessuale.

Tanto che una giovane donna, stando alle parole del giornale, racconta come uno stupro la prima volta che ha fatto l'amore.

Gli ingredienti di questa storia sono
- il giudizio degli altri sulla vita personale
- il possesso della famiglia verso la ragazzina
- una sessualità vissuta nella paura
- il razzismo pronto a scatenarsi (e che si è scatenato)
- il branco testosteronico che attacca per difendere i propri beni femminili

Ingredienti degni di una antologia del '900, e forse sarebbe stato meglio che fossero rimasti relegati al secolo scorso.

(appunto: ecco perché è deplorevole fare battute o ironia sull'argomento. Siamo ancora troppo indietro per riderci sopra)


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permalink | inviato da faebi il 11/12/2011 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

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